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Tutte la zona ha belle spiagge caraibiche. Ci sono anche tante tipologie diverse di spiaggia. Molte sono di sabbia, alcune spiagge, sono dei solarium naturali sulle rocce. Da giugno a settembre molte spiagge hanno tanti servizi come docce, spogliatoi, sedie a sdraio, bar e ristorante. Nella tabella sottostante si trova una selezione di belle spiagge. Le spiagge naturali non hanno questi servizi, ma sono spesso le più belle, perché incontaminate, per trovarle Il miglior modo è informarsi con la gente del posto.

Provincia

Nome spiaggia

Località

Distanza da Marzamemi

Tipologia spiaggia

Siracusa

La Spinazza

Marzamemi

0 km

Sabbia

 

La Zotta

Marzamemi

0 km

Scoglio

 

San Lorenzo - Reitani

Marzamemi – Noto

2 km

Sabbia

 

Vendicari – San Lorenzo

Marzamemi – Noto

3 km

Sabbia

 

Gavettone

Pachino

1 km

Sabbia

 

Morghella

Pachino

4 km

Sabbia

 

Scalo Mandrie

Portopalo di C.P.

6 km

Scoglio e Sabbia

 

Carratois – Punta delle formiche

Portopalo di C.P.

9 km

Sabbia

 

Spiaggia Calamosche Vendicari

Noto

6 km

Sabbia

Ragusa

Marza

Ispica

10 km

Sabbia

ITINERARIO CULINARIO: STORIA E TRADIZIONI DI CUCINA

TRA AVOLA E POZZALLO

Questo è un viaggio senza confini, unico e inimitabile. Un vero e proprio itinerario sensoriale, emotivo, palatale, che entra nel vivo di un territorio attraverso l’elemento che più di ogni altro lo caratterizza: il cibo. I piatti della tradizione culinaria di questi luoghi sono indissolubilmente legati al mare: primaria fonte di cibo, oltre che di benessere e di aria salubre. I prodotti del pescato, diversi per stagionalità e zona, sono diventati nel tempo i protagonisti indiscussi delle storie gastronomiche dei due mari. L’itinerario parte dalla cittadina più settentrionale di queste terre, Avola, dove la marineria locale pesca prodotti diversi in base alle stagioni e alle tecniche. Durante la primavera, soprattutto a marzo, i banchi delle pescherie di riempiono di Seppie, uno dei molluschi più prelibati: apprezzato per le sue carni bianche e sode, mentre con il suo sacchetto di “inchiostro” si insaporiscono densi sughi di pomodoro per primi piatti eccellenti. La seppia appena pescata è ottima cotta arrosto o sul grill, accompagnata da un prezioso olio extra vergine d’oliva, prezzemolo fresco e una punta di peperoncino rosso. A Noto, consigliamo di degustare una Zuppa con il pescato del giorno: scorfani, gallinelle, calamari, cicale di mare e qualche cozza, insaporiti con un’ottima passata di pomodoro e crostoni di pane. Questo è il piatto storico dei pescatori che, a fine giornata, portavano a casa il pesce più povero, o quello rimasto invenduto. Erano la maestria e l’arte in cucina delle donne di casa a rendere questo incontro di specie ittiche la migliore pietanza che si potesse cucinare. A Pachino, patria della tonnara più antica della Sicilia Sudorientale, quella di Marzamemi, dedichiamo un piatto a base di Tonno. Il periodo migliore per gustare il Tonno Rosso del Mediterraneo è la primavera, quando grandi gruppi di tunnidi entrano dall’Atlantico nel nostro mare per riprodursi. Le loro carni sono ancora grasse e succulente. Il sapore del Tonno si esalta con una leggera cottura in piastra, magari accompagnato da cipolla e peperoni in agrodolce. Agli amanti dei crudi di pesce suggeriamo di raggiungere Portopalo di Capo Passero, dove assieme al ciliegino rosso non può mancare il Gambero Rosa del Mediterraneo. Un crostaceo dal gusto molto delicato: ottimo crudo o appena marinato in olio d’oliva e un leggero succo di limone. Periodo migliore per la pesca: inverno e primavera. Alla cittadina più interna della zona, Ispica, abbiniamo il re dei cefalopodi: il Polpo. In tutto il Mediterraneo il polpo viene pescato soprattutto nei bassi fondali, che predilige. Lo presentiamo in un’insalata tiepida con patate, appena lessate, condite con olio extra vergine d’oliva e una manciata di prezzemolo fresco. Il bassissimo apporto calorico del polpo e il suo gusto raffinato, lo rendono ideale per una pietanza da proporre in qualsiasi periodo dell’anno. L’ultimo piatto lo troviamo a Pozzallo, soprattutto nel periodo natalizio. In questo delizioso paese di mare si suole riempire una “impanata” (un tortino di pasta di pane ripieno) con un pesce veramente unico: ilPalombo. Simile agli squali per forma e genere, non è un pesce pericoloso per l’uomo. Le sue carni magrissime prive di colesterolo e l’assenza di spine lo rendono facile da mangiare e ideale soprattutto per i bambini. L’impanata di palombo può essere arricchita anche di capperi e patate, oppure con qualche cucchiaio di salsa di pomodoro.

Fonte GAC dei due mari

ITINERARIO ARCHEOLOGICO INDUSTRIALE: LE TONNARE

TRA TONNARA DI AVOLA E TONNARA DI PORTOPALO DI C.P.

Il tonno: simbolo di opulenza e di duro lavoro. Simbolo di paura, di rabbia e di gioia. Il tonno, quello rosso di Sicilia, era la preda più ambita: quello con le carni più sode, con le sacche piene di uova, con il cuore più grosso. Era il pesce da cui traeva sostentamento e vita tutta la popolazione che viveva nei borghi della Tonnara. La pesca del tonno in Sicilia ha origini molto antiche, soprattutto la mattanza. I primi ad insegnare le tecniche di cattura furono gli arabi, a cui seguirono gli spagnoli. Nella Sicilia sudorientale, proprio nelle Terre dei due Mari, fino agli anni ’60 erano in produzione molte Tonnare. Spettacolari opifici di lavorazione, situati a mare e nei pressi di zone salmastre. Prima infatti che i Florio inventassero il tonno sott’olio di oliva, il miglior metodo per conservare questo straordinario pesce era il sale. Ecco perché quasi tutti gli stabilimenti di lavorazione del tonno furono costruiti nelle zone di produzione di sale marino, vicino alle saline o ai laghi salmastri. Le tonnare di Vendicari, di Marzamemi e di Portopalo avevano accanto le loro saline di riferimento. L’industria della lavorazione del tonno ormai non necessità più di questi luoghi, diventati oggi scrigni di memoria e tradizione, esempi mirabili di archeologia industriale. La più settentrionale delle tonnare di questo itinerario è quella di Avola, situata all’imbocco della Marina. La sua posizione era strategica, per facilitare il trasporto del tonno dalle barche al Malfaraggio (locali adibiti a magazzini e alla lavorazione del tonno). La tonnara ospitava anche la casa stagionale del proprietario, che durante il periodo estivo diventava anch’esso un “tonnarota”. Dell’antica tonnara rimane ben poco: i muri perimetrali, la grande ciminiera e parte dei magazzini. Una visita è d’obbligo: soprattutto all’alba, quando le antiche mura dello stabilimento si colorano d’oro. All’interno dell’Oasi Faunistica di Vendicari, è possibile ammirare un’altra tonnara. Restaurata in maniera eccellente, si offre agli occhi dei visitatori quasi come un libro aperto. Era una tonnara di ritorno, dedita alla pesca dei tonni che rientravano in mare aperto dopo la stagione degli amori. La tonnara di Vendicari, chiamata anche Bafutu, ebbe il suo massimo splendore all’inizio del secolo scorso, quando anche le saline retrostanti furono date in concessione a un nobiluomo di Avola, che ristrutturò tutti gli edifici settecenteschi della tonnara per riprenderne la lavorazione. Con lo sbarco degli alleati in Sicilia, durante la seconda Guerra Mondiale, si interruppe l’attività della tonnara, oggi diventata il simbolo della riserva di Vendicari. La tonnara più antica di tutta la Sicilia sudorientale è quella di Marzamemi. I primi insediamenti risalgono all’anno Mille per mano degli arabi, che impiantarono i primi nuclei abitativi che costituiranno in seguito il borgo marinaro. La Loggia, un tempo ricovero delle barche di rientro, è oggi un ambiente perfettamente restaurato. Tutti i magazzini e gli ambienti di lavorazione sono visibili dalla grande Balata. A Marzamemi, la vita marinara non si è mai fermata. La lavorazione del tonno continua in parecchi opifici moderni, e chi li visita percepisce che il “Sapore della Storia”, qui, è rimasto invariato. L’ultimo impianto di lavorazione del tonno si trova a Portopalo di Capo Passero. La sua particolare architettura è particolarmente apprezzabile dal mare: l’impianto di lavorazione e l’abitazione del proprietario erano e sono tuttora localizzati su una costa rocciosa a circa 40 metri sul livello del mare. Anche questa era una tonnara di ritorno, l’ultima prima di rientrare in mare aperto. Così i tonni sopravvissuti ad altre tonnare arrivavano stanchi e magri, le loro carni erano sode e povere di grassi, ed avendo già deposto le uova la loro cattura non procurava alcun danno alla riproduzione.

Fonte GAC dei due mari

ITINERARIO LA VIA DEL TONNO

BORGO DI MARZAMEMI

Un sottile “fil rouge”, rosso come quei tonni che da oltre mille anni ritornano nella piccola rada di Marzamemi, racconta tutta la storia di questo borgo. Marsa al Hamen è il borgo marinaro più caratteristico di questo territorio e mantiene intatte alcune caratteristiche del paese di mare, costruzioni e manufatti che conservano ancora il sapore della storia e dell’evoluzione ittica e artigiana. A Marzamemi si lavora ancora il tonno, da sempre, con la stessa pazienza, cura e amorevole dedizione che si tramanda da generazioni. agli inizi del 1600 il Principe di Villadorata, avendo già acquisito terreni e fabbricati, diede un impulso vitale alla zona: edificando tutto il borgo attorno all’opificio, ampliandone i magazzini, realizzando le casette per i pescatori, la chiesa ed il suo incantevole palazzo nobiliare. Da quel momento, Marzamemi cominciò a pullulare di vita artigiana: marinai, pescatori, cordai, “calafatari” (coloro che riparavano le barche utilizzate per la pesca), sventratori, salatori, “cavallari” (pescivendoli su carri trainati da grossi cavalli). Una primordiale rete univa in modo unico e assolutamente necessario queste attività: l’una era propedeutica all’altra, tutto si svolgeva in tempi e modi assolutamente perfetti. Ancora oggi Marzamemi conserva intatto il fascino e la memoria di quella vita artigiana e di quella sinergia. Visitare questo borgo è un vero e proprio salto indietro nel tempo: tutto sembra un’istantanea del momento di maggior prestigio e agiatezza del posto. Il borgo dei pescatori si sviluppa attorno alla piazza Regina Margherita, su cui si affaccia il Palazzo del Principe di Villadorata. A collegare l’antica chiesa di San Francesco di Paola al palazzo è un Arco, che convogliava l’acqua piovana proveniente dai canali di raccolta istallati sul prospetto nobiliare in due grosse cisterne laterali alla chiesa stessa. Sulla piazza, ma anche su un Cortile Arabo retrostante, si affacciano le Casette dei Pescatori. Piccole, ordinate ed essenziali, caratterizzate da due porte: una verso il mare, l’altra verso il paese, in modo da non interrompere mai quel collegamento tra la vita a terra e quella tra le onde. Da un balcone del palazzo, il Principe, proprietario della tonnara, poteva affacciarsi sulla Loggia in cui si lavorava il tonnoe controllare gli Scieri (le barche utili alla pesca del tonno) appena rientrati con il loro prezioso carico. Gli scieri, entrando in paese dal Porto Piccolo, venivano rimorchiati a terra e ormeggiati con la parte dello scivolo contro la Balata (costituita da lastre di calcare liscio) in modo da scaricare, tramite un uncino, i tonni appena pescati. Scivolosa ed in pendenza, la Balata serviva per rendere agevole il trascinamento a terra del tonno fino alla Loggia: qui i tonni subivano la prima parte della lavorazione, prima di essere appesi per 24 ore circa nella Camperia. Questa era lo stabilimento conserviero della Tonnara, riconoscibile per l’alto fumaiolo a forma quadrilatera. Tutto il complesso edilizio era chiamatoMalfaraggio e comprendeva anche gli alloggi per i dipendenti, i locali di ricovero per gli “scieri” durante il periodo invernale, i Magazzini per le attrezzature, le reti e gli altri arnesi per la pesca e i locali per la lavorazione e lo stoccaggio del pescato. Questo angolo di pesca artigiana e di lavorazione e commercio di prodotti ittici si è mantenuto sempre attivo, nonostante periodi di recessione (soprattutto durante le due guerre mondiali). A conferma di ciò ancora oggi a Marzamemi esistono vari opifici di lavorazione artigianale del tonno, che perpetuano con semplicità l’antica tradizione marinara ed ittica, così come è stata tramandata dalle più antiche generazioni.

Fonte GAC dei due mari

ITINERARIO RUPESTRE: TREKKING

TRA CAVA ISPICA, CAVA GRANDE DEL CASSIBILE, “SCALA CRUCI” E “URVU TUNNU”

Come una fortezza che protegge la costa, si apre l’incredibile morfologia dell’entroterra, caratterizzata da canyon mozzafiato e da ripidissime gole scavate nella roccia che racchiudono e nascondono laghetti di acqua freddissima e cristallina. Non sono solo un esempio di natura selvaggia e incontaminata ma raccontano, nel loro più intimo spazio, millenni di storia ed evoluzione. Sin dal Neolitico, popolazioni autoctone - sfruttando la morfologia delle pareti rocciose, alte e a strapiombo su alvei di torrenti e fiumi - crearono nella roccia centinaia di abitazioni rupestri, collegate tra loro con tunnel, scale, corridoi e camminamenti fino a farle divenire vere e proprie città rupestri. Ciò avvenne in quasi tutte le cave degli Iblei. Cava Ispica e Cava Grande del Cassibile sono due preziose aree archeologiche e naturalistiche.Cava Ispica è una vallata fluviale che si allunga per circa 13 km, da Modica a Ispica. Questa valle, che in alcuni tratti raggiunge anche i 500 metri di larghezza e i 100 di profondità, ospita necropoli preistoriche, catacombe paleocristiane, eremi e chiese rupestri. La parte più facilmente raggiungibile è Parco Forzaposta all’ingresso sud della città ispicese. Gestita dalla Sovrintendenza dei Beni Archeologici e Culturali di Ragusa, oltre al parco archeologico, presenta aree di sosta e un parco attrezzato per bambini. Cava Grande del Cassibile è un incredibile canyon che si sviluppa nella zona centro orientale dell’Altopiano Ibleo, tra i Comuni di Noto e Avola. E’ Riserva Naturale Orientata, gestita dall’Azienda Foreste Demaniali della Regione Siciliana. La valle ospita una serie di laghetti e marmitte, chiamati localmente “Urvi”, creati dall’incessante scorrere delle acque torrentizie su una spettacolare gradinata del letto fluviale. Cava Grande del Cassibile è un habitat di grande interesse che ospita specie faunistiche e floristiche endemiche. In questa zona crescono rigogliosi, raggiungendo notevoli dimensioni, il Platano Orientale (ormai raro), il salice, il pioppo, nonché uniche e spettacolari orchidee selvatiche. Tra gli animali, spesso capita di imbattersi in volpi, istrici, ricci e qualche rettile, mentre non è rara la nidificazione di rapaci come il Gufo Reale e il Falco Pellegrino. Sono parecchi gli itinerari eco-turistici realizzati all’interno della riserva: ne proponiamo due. L’itinerario chiamato “Scala Cruci” inizia dal Belvedere sulla cava per arrivare ai Laghetti d’Avola. E’ possibile percorrere questo itinerario senza guide autorizzate, poiché tutto il sentiero è individuato e segnalato. Il percorso, di quasi due chilometri, inizia con i gradini della scala per poi arrivare su un sentiero sterrato. Il dislivello tra accesso e fondovalle è di circa 300 metri. Durante il percorso è possibile ammirare, sulla parete opposta da quella da cui si parte, un incredibile anfratto naturale, dentro il quale sono state scavate dai siculi, primi coloni di questi luoghi, decine di grotte rupestri. In seguito, fu più volte abitato da bizantini, arabi (che vi realizzarono la conceria delle pelli, da cui il nome “Cunziria”) fino all’ottocento, quando venne utilizzato come rifugio strategico dai briganti: da qui prende il nome di Grotta dei Briganti. Sulla stessa parete della cava, da cui inizia il sentiero, è possibile arrivare fino ai Dieri, un complesso rupestre di tipo trogloditico, risalente anch’esso al periodo dei siculi (tra il sec. XI e il IX a.C.). E’ formato da una serie di grotte scavate nella roccia e collegate tra loro da cunicoli a gradini: essendo a strapiombo sulla cava, formavano un sistema difensivo davvero inattaccabile. Data la difficoltà di questo tratto di percorso, per raggiungere i Dieri è necessario farsi accompagnare da guide esperte e autorizzate. Alla fine del sentiero di partenza, si arriva ai laghetti d’Avola, straordinari ed unici nella loro bellezza, sempre ricchi di acqua limpida e fresca, luogo di sosta e refrigerio (soprattutto d’estate) dopo una tale scarpinata. Si ricorda che il tempo di risalita del percorso è quasi il doppio di quello in discesa. L’itinerario più a nord, viene chiamato anche “Urvu Tunnu” per l’arrivo ad una marmitta rotonda, scavata dalle acque del fiume Cassibile e situata a fondo valle. E’ un percorso ad anello, con inizio in contrada Turisco, a pochi chilometri a nordovest dal precedente. Non essendo un sentiero tracciato, si consiglia di farsi sempre accompagnare da guide ambientali, autorizzate ed esperte dei luoghi. Il percorso, che attraversa sterrate, mulattiere, sentieri a mezzacosta e di fondovalle con dislivelli che non superano i 150 metri, è comunque adatto a tutti, anche ai camminatori meno esperti. L’arrivo all’Urvu Tunnu, consente una sosta per rinfrescarsi. Si prosegue verso valle, lungo un sentiero a mezzacosta, per risalire dopo circa un chilometro sull’altopiano e ricongiungersi al punto di partenza.

Fonte GAC dei due mari

ITINERARIO SNORKELING: TRA I FONDALI ROCCIOSI

TRA CAPONEGRO (AVOLA) E CIRICA (ISPICA)

Sono oltre 90 i chilometri di litorale delle Terre dei due Mari. Da Avola a Pozzallo alle incredibili spiagge di finissima sabbia si alternano stupende coste rocciose, con alte pareti a falesia che si ergono sul mare. Spesso nascondono grotte e calette di roccia, le cui acque risultano azzurre e limpidissime. Non è un caso, infatti, che gli amanti dello “snorkeling” ricerchino posti lontani da sabbie e apporti fluviali, perché essendo prive di sospensione sabbiosa le acque del mare sono anche più limpide e pulite, garantendo così un’ottima visibilità. Questi luoghi diventano così meta perfetta per esplorare piccoli scogli e grotticelle superficiali ammirando flora e fauna sommerse senza essere necessariamente esperti subacquei. I luoghi deputati allo snorkeling sono numerosissimi e disseminati su tutta la costa.

CAPONEGRO 
Bellissima località balneare a nord-est di Avola. Una splendida insenatura rocciosa, con una piccola scaletta in ferro che agevola l’entrata in acqua. Grossi blocchi rocciosi permettono anche l’appoggio dell’attrezzatura durante la vestizione. Fondale non sabbioso, ricco di rocce incrostate da balanidi, patelle e ricci, di fauna ricca di crostacei (soprattutto granchi) e di piccoli pesci di sottocosta. Non è raro imbattersi in polpi e murene nascosti tra le rocce. 

VENDICARI 
La costa rocciosa dell’Oasi Faunistica di Vendicari si raggiunge esclusivamente dalle porte di accesso principale della Riserva. La balneazione non è vietata, ma la pesca sì. E’ permesso usare maschere e pinne ma non equipaggiarsi di coltelli, fucili ad aria compressa o ad elastici. Solo snorkeling puro. L’area protetta si estende a tutta la zona sopra e sotto costa. Il mare di Vendicari è limpido e pulito. Nella parte più sabbiosa del fondale è presente una incredibile prateria di Posidonia Oceanica, tra le più grandi del Mediterraneo, che ricopre una superficie di quasi 30 chilometri quadrati. Vero e proprio polmone di ossigeno per queste acque, funge da protezione e nutrimento per moltissime specie animali che la abitano: pesci, molluschi, bivalvi (tra cui la rarissima “Pinna Nobilis”) e il solitario cavalluccio marino. 

ISOLA DI CAPOPASSERO 
Appena fuori dal centro di Portopalo, da una piccolissima spiaggia sotto la Terrazza dei due Mari, ci si può dirigere verso l’Isola di Capo Passero, solo se muniti di buone pinne. Fino a poco tempo fa l’isola era unita alla terraferma tramite un istmo sabbioso. Tutta la costa sotto l’isola è frastagliata e ricca di grotte sommerse. Dove le acque del mare si infrangono sulle rocce e si ossigenano, non è raro imbattersi in banchi di saraghi, spigole, sogliole e qualche cernia. 

CIRICA 
Superato Porto Ulisse, nel territorio di Ispica, si arriva alla zona della Marza. Qui i frangiflutti hanno creato delle spiaggette, lasciando a secco alcune grotte ma permettendo così di arrivare ai grandiFaraglioni. Il mare di questa costa è tra i più azzurri e limpidi del Mediterraneo. Le Secche di Circe, a poche centinaia di metri dalla costa, sono state causa di incredibili naufragi nel passato, per cui non è raro imbattersi in reperti archeologici talmente incrostati dal tempo da essersi fusi completamente con il patrimonio naturale sommerso. Tra alghe verdi, falso corallo e spugne si nascondono furtivamente murene, polpi, saraghi e aguglie. Mentre tra le rocce si mimetizzano, nelle loro livree variopinte, gli scorfani.

Fonte GAC dei due mari

ITINERARIO STORICO: TORRI DI GUARDIA, FORTEZZE E FARI

TRA TORRE SVEVA (VENDICARI) E TORRE CABRERA (POZZALLO)

Le torri esistenti lungo tutta la linea costiera delle Terre dei due Mari ricoprivano un ruolo fondamentale. La loro strategica posizione ne faceva un punto di avvistamento unico e privilegiato. Tutta la costa ed il mare prospicente erano controllati a vista, a difesa delle incursioni piratesche. Torri di guardia, fortini, caricatori, erano solide strutture costruite per resistere ad attacchi esterni e per durare nel tempo. Grazie a ciò alcune di esse si sono perfettamente conservate, ed oggi ci raccontano storie e leggende di un mitico passato. All’interno della Riserva di Vendicari, quasi a proteggere il territorio retrostante, fa bella mostra di se la Torre Sveva. Costruita presumibilmente attorno al XIII secolo d.C., la torre avrebbe avuto la funzione temporanea di caricatore, un deposito di derrate alimentari che arrivavano o ripartivano dal piccolo centro portuale di Vendicari. Noto infatti, secondo un documento datato 1396, aveva il permesso di commercializzare derrate alimentari per mezzo dello scalo dell’attuale riserva naturale. La torre si presenta come un grosso manufatto, a pianta rettangolare, composto da grandi blocchi di pietra calcarea. Sulla sommità gli angoli presentano dei mensoloni, aggiunti in un secondo momento, costruiti probabilmente per sorreggere dei ballatoi atti ad ospitare vedette, cannoni o garitte che consentivano la funzione protettiva della torre. In contrada Belvedere di Torre Fano, territorio di Pachino, rimangono ancora visibili i resti di una torre di segnalazione e controllo del mare, una delle più antiche torri di avvistamento, datata probabilmente attorno al 700 a.C. In questo periodo infatti, Siracusa, capitale della Magna Grecia, aveva il controllo di tutto il mare prospicente ai territori di sua pertinenza. Torre Fano veniva utilizzata come guida per i naviganti che doppiavano i due mari, ma anche per il controllo del mare contro le incursioni puniche. Mantenne questa funzione anche durante il periodo romano e bizantino. Un sistema di torri di guardia fu poi organizzato a partire dal periodo Normanno. Torre Fano, data la sua posizione unica (nella punta più meridionale della Sicilia), mantenne la sua funzione per moltissimi secoli. Sull’isola di Capo Passero, insiste una pregevole opera di architettura militare, realizzata agli inizi del 1600, la Regia Fortezza Spagnola. I lavori di realizzazione di questa struttura difensiva si prolungarono per circa 35 anni, lungaggini dovute a modifiche conseguenti ad avvicendamenti di potere, a completamenti e arricchimenti di pregio. Fu sempre presidiato da guarnigioni di militari, tutti di nazionalità spagnola, a parte il barbiere ed il cappellano, italiani. Il forte svolse la sua funzione di baluardo a difesa di tutta la costa contro le incursioni degli ottomani per oltre due secoli, senza essere mai espugnato. Resistette indenne anche al disastroso terremoto dell’11 gennaio 1693, sisma che distrusse moltissime cittadine del Val di Noto. Dal 1871, con la costruzione di un piccolo faro, fu presidiato dalla Marina Militare per l’accensione notturna dello stesso. Attualmente, essendo dotato di accensione automatica, il servizio di guardiania non è più attivo. Il Faro più meridionale d’Europa è quello dell’Isola delle Correnti. Un piccolissimo isolotto, a forma di goccia, unito alla terraferma da un istmo che alterna le sue “presenze” in funzione di maree e mareggiate. L’isola dei due Mari è quella che si pone al centro di tutti i passaggi, le correnti ed i movimenti tra lo Jonio ed il Mediterraneo. Straordinaria per la sua posizione geografica è il punto terminale, opposto a Trieste, del “Sentiero d’Italia”: uno degli itinerari di trekking più lunghi al mondo (circa 5.500 km). Sull’isola, fino a qualche decennio fa, viveva il guardiano del faro con la sua famiglia. Oltre alla casetta del guardiano è tutt’ora visibile una struttura militare, gestita fino a poco tempo fa dalla Marina Militare. Risalendo verso l’entroterra nel territorio di Pachino, è possibile visitare Torre Xibini. Fu edificata alla fine del 1400 dal barone proprietario dei feudi circostanti, sia per un suo prestigio personale che per difendere le terre ed i raccolti dalle incursioni dei pirati. Dell’antica torre rimane tutto il basamento a pianta quadra ed il lato orientale delle mura, alto poco più di 10 metri. E’ visibile sul prospetto integro lo stemma del casato, scolpito nella pietra calcarea ed una iscrizione in latino. Il monumento più imponente lo ammiriamo a Pozzallo: è Torre Cabrera. Anche questa era una torre di guardia, fatta costruire da re Alfonzo V d’Aragona agli inizi del XV secolo. La torre era posta a difesa del Caricatore: un complesso di magazzini di importanza strategica, posizionati sulla costa e completi di scivoli e pontili per l’imbarco delle merci sui velieri (soprattutto di grano, prodotto in enormi quantità nella Contea di Modica). Questo sito, per importanza e valore, era il secondo in Sicilia. La Torre Cabrera fu il fulcro centrale da cui si sviluppò tutto l’abitato di Pozzallo e oggi è monumento nazionale e simbolo della città.

Fonte GAC dei due mari

ITINERARIO CULTURALE: UNESCO

TRA NOTO E POZZALLO.

Le Terre dei due Mari ospitano due importanti riconoscimenti dell’Unesco: quello legato ai siti barocchi del Val di Noto, ove le cittadine ricostruite dopo il disastroso terremoto del 1693 conservano mirabili esempi di arte scalpellina e quello legato alla Dieta Mediterranea, inserita come Patrimonio immateriale dell'Unesco nel 2010. L’itinerario Unesco ruota attorno alla Cattedrale di Noto, esempio indiscusso di arte barocca ma soprattutto simbolo di forza, tenacia, coraggio e caparbietà di un popolo che non si arrende al fato ma reagisce, combatte e ricostruisce, ancora più saldamente di prima. Questo splendido esempio di cultura, storia e arte nasce da un insieme di conoscenze, pratiche e tradizioni che si ritrovano anche nel modo di alimentarsi tipico della Dieta Mediterranea. Uno stile alimentare caratterizzato da un modello nutrizionale rimasto costante nel tempo, legato indissolubilmente al territorio, alle produzioni agricole, alle colture, alla raccolta, alla pesca, all’allevamento, alla conservazione, trasformazione, preparazione e consumo del cibo. Il territorio compreso tra Avola e Pozzallo racchiude alcuni dei prodotti esclusivi della Dieta Mediterranea. Olio di oliva, ortaggi, pesce, frutta fresca e secca sono alimenti ricchi di sostanze benefiche, di Omega3, di vitamine necessarie allo sviluppo e alla crescita fisiologica a tutte le età. Prodotti che fanno parte del patrimonio alimentare siciliano, ma ancor di più del modo di alimentarsi tipico della popolazione di questo territorio. Ispica produce una delle carote più rinomate d’Italia: la Novella di Ispica IGP (indicazione geografica protetta). La produzione di questa radice, una miniera di minerali e vitamine, va da febbraio a giugno. Pachino è il regno del pomodoro. Tra le tante varietà, la più rinomata e presente sui mercati internazionali è ilCiliegino di Pachino IGP, la cui produzione è estesa a buona parte dell’anno. Ad Avola si trovano le cultivar di mandorle più pregiate al Mondo. La fioritura (un vero e proprio spettacolo!) si limita a pochissimi giorni di fine inverno, mentre la raccolta è effettuata tra metà agosto e settembre. Tra le varietà più pregiate, la Mandorla Pizzuta di Avola è quella più ricercata dalla confetteria e dalla pasticceria di altissima qualità. A Portopalo di Capo Passero e a Pozzallo la marineria dei pescatori rende il mercato ittico veramente affascinante. Il pesce del Mediterraneo, principalmente pesce azzurro, è il prodotto principe del pescato, ricchissimo di proprietà nutrizionali ma soprattutto di sali minerari e Omega3. Lo straordinario rapporto qualità/prezzo fa del pesce azzurro quello più consumato dagli isolani. Le varietà più pescate in queste zone sono: sarda, spatola, alalunga, alletterato, lampuga, pesce spada e tonno. Il pesce azzurro è un prodotto versatile che si adatta a svariate ricette: da quelle semplici dei pescatori a quelle più elaborate degli chef. Non potendo essere allevato (a eccezione del tonno), è sempre selvatico, pescato in mare aperto e disponibile tutto l’anno. Infine si ritorna nel luogo da cui è partito l’itinerario: la Cattedrale di Noto. Seduti di fronte a questo straordinario monumento, si può godere del nettare degli Dei sorseggiando un dolcissimo Moscato di Noto doc. 

Fonte GAC dei due mari

ITINERARIO RELIGIOSO: LA VIA DELLA FEDE

TRA CATTEDRALE DI AVOLA E CHIESA MADRE DI POZZALLO

Da sempre la chiesa ha rappresentato il centro di aggregazione dei popoli cristiani, soprattutto nei paesi più piccoli, dove le comunità erano solite riunirsi in occasione dei festeggiamenti rivolti al santo protettore del luogo. Conoscere le chiese maggiori delle cittadine significa capire anche l’evoluzione storico – culturale dei loro abitanti. La Chiesa Madre di Avola è dedicata a San Sebastiano. Fu edificata subito dopo il disastroso terremoto del 1693. Alta oltre 50 metri per 30 metri di profondità, si presenta con tre entrate corrispondenti alle tre navate, di cui quella centrale è la maggiore. Le navate laterali sono formate da quattro arcate laterali e altrettanti altari. La Patrona di Avola è invece la vergine e martire Santa Venera, per la quale ogni anno, nell’ultima domenica di Luglio si celebra una festa assai solenne. E otto giorni dopo, il simulacro della Santa, così come vuole un’antichissima tradizione religioso – marinaresca, viene portata a bordo di un’imbarcazione per una processione in mare, seguita da tantissimi marinai, pescatori e fedeli. La processione tocca i lidi e gli approdi avolesi, in un tripudio di gioia e solennità mistica e religiosa. Il più importante luogo di culto della città di Noto è la Basilica di San Nicolò di Mira. Costruita anch’essa dopo il terremoto del 1693, è costituita completamente da blocchi di calcare tenero, di uno splendido colore roseo, ed è situata in cima ad una maestosa scalinata a quattro rampe. Nel 1996, un disastroso crollo rase al suolo la navata centrale, quella destra e parte della cupola. Dopo 11 anni di lavori, la cattedrale fu riconsegnata alla città in tutto il suo magnifico splendore. L’interno, a croce latina, ospita una preziosa arca d’argento del ‘500, contenente le spoglie del Santo Patrono della città e della Diocesi di Noto: Corrado Gonfalonieri. Ogni anno ad agosto quest’urna argentea viene portata in processione dalla Cattedrale di Noto all’Eremo del Patrono, situato nella piccola frazione di San Corrado Fuori Le Mura (a pochi chilometri a nord ovest di Noto). Da vedere, dopo due settimane di venerazione, la suggestiva processione in notturna per il rientro delle spoglie nella Cattedrale di San Nicolò. Consacrata a San Bartolomeo, la chiesa madre di Ispica domina la parte alta della Piazza dell’Unità d’Italia. Fu costruita a partire dal 1750 per opera di Don Antonio Li Favi, e la sua facciata è caratterizzata da elementi tardo barocchi e classicheggianti. Le maggiori festività religiose ad Ispica sono legate ai due momenti più sacri della vita cattolica e cristiana: Pasqua e Natale. Durante la Settimana Santa tutta la città si muove in processioni e “via Crucis” anche verso Cava Ispica, all’interno della quale si trova la chiesetta di Santa Maria la Cava, scavata nella roccia. Suggestivo ed unico anche il presepe vivente che ogni anno a Natale viene organizzato nello spettacolare Parco Forza della Cava. Sulla piazza principale della cittadina di Pachino è situata la Chiesa Madre, consacrata al SS. Crocifisso. Fu edificata dai marchesi di Starrabba, proprietari del limitrofo feudo Scibini e fondatori della città. I lavori per la costruzione della chiesa iniziarono nel 1970. Presenta una facciata a due ordini sovrapposti e due piccole torri campanarie. Magnifico il portone bronzeo realizzato nel 1968 dallo scultore Biasi. I festeggiamenti in onore della patrona, la Madonna Assunta, vengono svolti ogni anno il 15 di agosto, tra solenni celebrazioni, processioni e fiaccolate che coinvolgono anche i borghi marinari limitrofi come Marzamemi. La più recente tra tutte le chiese delle Terre dei due Mari è quella dedicata a San Gaetano, nella piccola cittadina di Portopalo di Capo Passero. Edificata a partire dal 1927, ha l’aspetto semplice e non troppo adornato, adatta ad un borgo marinaro. Realizzata interamente in pietra ed inaugurata nel 1931, ha subito un devastante incendio nel 2012 che ha distrutto tutta la copertura dell’abside (realizzata in canna e gesso), parte del tetto della navata e la sacrestia, oltre a danneggiare notevolmente la cappella dell’Eucarestia. I lavori di restauro sono stati ultimati a novembre del 2014. Sulla sommità del campanile, un pescespada segnavento è diventato il simbolo della cittadina. I festeggiamenti del Santo Patrono ricorrono il 7 agosto, con una processione per le vie del paese. Nei giorni seguenti vengono organizzate regate tra i marinai locali, gare e giochi popolari. Consacrata allaMadonna del Rosario è la chiesa madre di Pozzallo, edificata a partire dal 1876 per volontà del reverendo Vincenzo Ferreri ed ultimata nel 1891. La chiesa (a croce latina) è formata da tre navate, separate da una serie di colonne squadrate. La statua della Madonna, opera di Valente Assenza è situata nell’abside, ai lati del quale, due cappelle laterali contengono il Santissimo e una statua del Crocifisso. I festeggiamenti in onore della Madonna del Rosario ricorrono il 7 ottobre: il programma liturgico con processioni e solenni celebrazioni è accompagnato anche da programmi ricreativi e popolari che coinvolgono tutta la cittadinanza. Sulla piazza principale della cittadina di Pachino è situata la Chiesa Madre, consacrata al SS Crocifisso . Fu edi cata dai marchesi di Starrabba, proprietari del limitrofo feudo Scibini e fondatori della città. I lavori per la costruzione della chiesa iniziarono nel 1970. Presenta una facciata a due ordini sovrapposti e due piccole torri campanarie. Magni co il portone bronzeo realizzato nel 1968 dallo scultore Biasi. I festeggiamenti in onore della patrona, la Madonna Assunta, vengono svolti ogni anno il 15 di agosto, tra solenni celebrazioni, processioni e accolate che coinvolgono anche i borghi marinari limitro come Marzamemi. La più recente tra tutte le chiese delle Terre dei due Mari è quella dedicata a San Gaetano, nella piccola cittadina di Portopalo di Capo Passero. Edi cata a partire dal 1927, ha l’aspetto semplice e non troppo adornato, adatta ad un borgo marinaro. Realizzata interamente in pietra ed inaugurata nel 1931, ha subito un devastante incendio nel 2012 che ha distrutto tutta la copertura dell’abside (realizzata in canna e gesso), parte del tetto della navata e la sacrestia, oltre a danneggiare notevolmente la cappella dell’Eucarestia. I lavori di restauro sono stati ultimati a novembre del 2014. Sulla sommità del campanile, un pescespada segnavento è diventato il simbolo della cittadina. I festeggiamenti del Santo Patrono ricorrono il 7 agosto, con una processione per le vie del paese. Nei giorni seguenti vengono organizzate regate tra i marinai locali, gare e giochi popolari.

Fonte GAC dei due mari

NUMERI UTILE E D’URGENZA:

CARABINIERI 112 - STAZIONE CC PACHINO 0931 595814 

POLIZIA 113 - COMMISSARIATO PACHINO 0931 804211

GUARDIA DI FINANZA -  Comando Brigata Pachino 0931 841165

POLIZIA MUNICIPALE  - 0931 803409

VIGILI DEL FUOCO 115 - STAZIONE PACHINO 0931 836303

EMERGENZA SANITARIA 118

 GUARDIA MEDICA MARZAMEMI - 0931 841245

GURDIA COSTIERA - EMERGENZE IN MARE 1530

SOCCORSO STRADALE ACI - NUMERO VERDE 803.116 DALL’ITALIA E LO 02. 66.165.116 DALL’ESTERO

PROTEZIONE CIVILE - 0931 596264

COMUNE DI PACHINO - 0931 803111

UFFICIO POSTALE PACHINO - 0931 804450

UFFICIO POSTALE MARZAMEMI - 0931 841518

PARROCCHIA SAN FRANCESCO DI PAOLA - 0931 835286

Informazioni Turistiche - 3477338825

ITINERARIO DI PESCATURISMO: TRA PESCA E MERAVIGLIE COSTIERE

PARTENZA E ARRIVO AL PORTO DI PORTOPALO DI CAPO PASSERO

La cultura del mare e delle sue risorse, la valorizzazione del patrimonio ittico e marino, la difesa delle biocenosi, passano attraverso il Pescaturismo: una attività integrativa a quella quotidiana della pesca che si svolge a bordo di pescherecci o sulle piccole imbarcazioni della pesca artigianale. Nasce inizialmente come opportunità di integrazione del reddito dei pescatori che la praticano, previa autorizzazione, ospitando a bordo delle loro imbarcazioni persone diverse dal loro equipaggio per lo svolgimento di attività turistico – ricreative. In questo modo è possibile osservare le tecniche di pesca professionale o sportiva, l’utilizzo di esche o ami particolari, ma soprattutto si partecipa alla diffusione di una cultura del mare, per una pesca sostenibile che rispetti misure, luoghi, metodologie e tempi di pesca. Il pescaturismo può essere svolto durante tutto l’arco dell’anno, giorni festivi compresi e condizioni meteo-marine favorevoli, in alcuni casi anche in notturna. L’attività è aperta a tutti, anche i minori di 14 anni se accompagnati da un maggiorenne responsabile. Questo itinerario ha come base di partenza il porto peschereccio di Portopalo di Capo Passero, fermo restando che anche tutte altre marinerie del territorio del Gac dei due Mari, sono organizzate per il pescaturismo. L’orario di partenza e di rientro è concordato in base alle esigenze dei turisti e/o alle condizioni meteo-marine. Una volta usciti dal porto ci si dirige verso sud-ovest, in direzione dell’Isola delle Correnti. Il punto di battuta è a circa 2,5 miglia nautiche dal porto. Ammirata l’isola, si volge la prua ad est e si cala a mare il Conzo o Palamito. Si tratta del più antico degli attrezzi di pesca: consta di un numero variabile di ami (massimo 200 per i pescatori non professionisti) che vengono attaccati ad un’unica lenza tramite travette (piccoli pezzi di lenza) e portati a fondo da opportuni piombi. Il Conzo, riconoscibile tramite segnali galleggianti, viene lasciato in mare per un lasso di tempo a discrezione del pescatore. Durante l’attesa, l’imbarcazione dirige la prua verso l’isola di Capo Passero, distante circa 5 miglia nautiche e la circumnaviga lentamente in modo da ammirarla in tutta la sua magnificenza. Successivamente si dirige verso la vecchia Tonnara ed il castello Tafuri (un monumentale edificio di inizio secolo, costruito come residenza estiva dai marchesi di Belmonte). In questo splendida baia è possibile concedersi qualche tuffo. Risaliti a bordo, il capo barca si dirige verso il punto dove è stato calato il Conzo, individuando i galleggianti che ne segnalano la presenza: inizieranno quindi le operazioni di recupero degli attrezzi di pesca e dell’eventuale pescato. Tutto il pesce di pezzatura non idonea, se ancora vivo, viene rigettato in mare: per ciascuna specie vi è la tabella delle misure minime da rispettare, anche se il miglior metro è nella coscienza di chi pesca. L’escursione ha la durata di una o mezza giornata: è possibile anche pranzare a bordo per il numero di persone indicato dalle autorizzazioni rilasciate dall’Autorità Marittima. Il rientro è previsto nel porto di imbarco, a meno di diverse esigenze o particolari necessità.

Fonte GAC dei due mari

 

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La Pro Loco Marzamemi è un’Associazione di volontariato, di natura privatistica, senza fini di lucro, con valenza di pubblica utilità sociale, e con rilevanza di interesse pubblico.

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